Sorry for all the noise

scritto da HueGS il martedì, 14 aprile 2009,16:30
Harshcore & Der Einzige - Bujùn Tour Report @ Arcore / Graz, 2009
   

Harshcore & Der Einzige - Live @ La Città di Sotto, 7th March 2009
Harshcore & Der Einzige - Live @ Arci Blob, 9th March 2009

Harshcore & Der Einzige - Live @ Sonntags Abstract, Graz (Austria), 11th March 2009






:: ringiovanire ::

"Sorry for all the noise", questa la frase che il buon Luca Sigurtà rivolge a due attempati signori che ci colgono nell'atto di abbracciarci, prenderci a mazzate sulle spalle, saltare contro i muri ricoperti di moquette beige del Post-Garage a Graz, dove da meno di un minuto abbiamo concluso un live devastante, per noi unico nella sua violenza noise scaturita in un finale durante il quale abbiamo perso del tutto il controllo, ritrovandoci ad urlare come pazzi e sfasciando le apparecchiature disposte sul palco con ordine prima del soundcheck.
"No, no! You don't have to say sorry. We really enjoyed. It was great", dice il lui della coppia, un'uomo che potrebbe avere l'età dei miei genitori e che pare essere un intenditore della musica più bislacca.
Siamo felici, ridiamo, gli occhi brillano, attorno a noi c'è un'atmosfera da grande evento, lo sparuto pubblico presente sembra più che soddisfatto.


:: ritornare ::

C'ero già stato qui a Graz, ma nel 2007, con gli Sparkle in Grey, e sempre con l'aiuto di Maru Fufunjira, responsabile della chmafu nocords, un uomo mitico che da anni organizza ogni settimana concerti di musica 'sperimentale' o quantomeno bizzarra in una discoteca che in altre serate ha "Brazilian Night" o la serata Omo, o la disco per ragazzini. Non so come faccia, ma gli sarò grato per sempre per avermi regalato dei concerti indimenticabili, in un luogo bellissimo (tutte le pareti si illuminano) e con un'acustica praticamente perfetta. L'impianto regge volumi atroci senza una vibrazione di troppo ed i fonici sono sempre disponibili e professionali. Il paradiso è a Graz.
Ma questa è stata solo la terza ed ultima tappa di un tour brevissimo che avrebbe dovuto avere origine nel Biellese, da dove i due Harschore provengono, per poi passare a solito e mitico Arci Blob arcorese. Tuttavia, qualcosa è andato storto all'inizio.


Venerdì 7 marzo

:: volevamo solo fare un po' di casino ::


"Questa sera concerto noise" svetta sulla Cronaca Biellese, giusto sopra a "Un viaggio nel Medioevo", e le due cose paiono formalmente legate, visto lo stato in cui pare versare la città dal punto di vista della promozione culturale alternativa: il concerto in programma questa sera a Biella viene annullato per potenziale disturbo alla quiete pubblica o forse per misteriose questioni di ordine burocratico. La notizia, giuntami al telefono da parte di un delusissimo Sigurtà, mi getta in uno stato di rabbia tale per cui mando la seguente mail per avvertire dell'annullamento del live:

<Siamo più che spiacenti di annunciare che il concerto programmato questa sera presso il Centro Sociale "La città di sotto" a Biella è stato CANCELLATO.

La Polizia locale ha fatto oggi pervenire un'ingiunzione ai gestori del locale, diffidandoli dall'organizzare eventi musicali presso la propria associazione.
Non abbiamo parole per commentare il progressivo abbattimento da parte delle istituzioni governative di molte delle realtà musicali di questo paese morente.
Dal Cox 18 a Milano, che per fortuna ancora riesce a resistere, al Buridda a Genova, o al Boccaccio a Monza, sembra impossibile far sopravvivere i posti dove si può ascoltare della musica 'altra', fosse anche brutta come la nostra.
Con Harshcore e Der Einzige andiamo in Austria mercoledì. Seguiteci e non torniamo mai più in questa nazione di merda.>


Però decidiamo di non demordere: ormai la gita a Biella è pianificata, quindi con armi e bagagli io e Gaia partiamo alla volta delle piatte lande piemontesi per quantomeno passare il week end in compagnia. La scelta è quella giusta: non appena vediamo i due Harshcore, ossia Tommaso "Il Francese" Clerico e Luca Sigurtà, cui si aggiunge la moglie Barbara, già stiamo bene. Affamati ci fiondiamo al solito bar dove sgrufoliamo formaggio fuso e prosciutti annegando nella meravigliosa ed ambrata birra locale Menabrea, secondo vanto internazionale di Biella dopo la fiorente scena sperimentale (composta unicamente dai due presenti, da Fhievel e da Manuele Cecconello).


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Pensieri tra le note (l'orrore della distrazione)

scritto da HueGS il martedì, 14 aprile 2009,16:27
La dura vita del musicista, pt. VI, 11/08
 

:: dal breviario Ilariano ::

Copio qui una delle cose più utili che la mia cara cugina, cantante lirica, ancora una volta, mi ha detto per aiutarmi nello studio dell tromba...

"Non ti affannare adesso a cercare la sicurezza nelle note. Affidati alla musica. Personalmente penso che si ottenga molto di più abbandonandosi alla musica con fiducia, al limite immaginando che gli esercizi siano già un nostro concerto o un gradino per raggiungere un nostro primo obiettivo (che sia la lettura di un brano che ci piace particolarmente oppure qualsiasi nostro obiettivo musicale), facendo perno su minuscole sicurezze, senza insistere se le cose non vengono subito come vorremmo, ma rifacendo le cose a più riprese, quando sentiamo di poterci concentrare maggiormente (io lavoro la sera perché c'è un silenzio diverso da qualsiasi altro momento della giornata!)."

Per me trovare concentrazione è tanto difficile purtroppo, dato che tra una nota e l'altra, lo giuro, ogni tanto si insinuano pensieri terribili.

Hue, novembre 2008

categoria:musica, tromba
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Sono un rottame (tutte le ragioni per cui non dovrei neppure avvicinarmi ad una tromba)

scritto da HueGS il martedì, 14 aprile 2009,16:26
La dura vita del musicista, pt. V, 11/08

(Milano, inverno 2008)

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:: punto di equilibrio ::

Mia cugina Ilaria è cantante lirica, nonché insegnante di canto. Oltre a conoscermi piuttosto bene, ed a volermi bene, in questa fase della mia vita mi è particolarmente vicina con consigli utilissimi per nel mio tortuoso percorso attraverso i tubi dorati della tromba. Mi dispensa consigli che mi sono utilissimi, dato che ha un approccio anche molto fisico alla disciplina musicale, nel senso che ha una grande attenzione al corpo. Mi scrive "Abbi fiducia, ripeto fiducia in te, nelle tue possibilità e soprattutto nel tuo corpo!!! Piano piano troverai i punti di riferimento che ti aiuteranno nella formazione dei suoni."

Ebbene, mi sto rendendo conto che a livello di corpo sono un fottuto disastro:

- bocca a scacchi: da ormai tre anni porto l'apparecchio. Credo sia inutile dire quanto ciò renda difficile appoggiare il bocchino sulle labbrucce che si trovano schiacciate contro la macchinetta. In più, mi manca un dente, uno dei canini. L'aria spesso passa per il buchino anziché andare verso il dannato strumento;
- gambe instabili: per suonare correttamente bisogna stare fermi come statue, ed io ho il ginocchio sinistro che si piega all'indietro, non posso stare fermo in piedi immobile, dondolo sempre come una matrioska capovolta;
- polso sghembo: a gennaio dell'anno scorso, per evitare il gol del 15 a 3 da parte degli avversari mi sono gettato in takle, cadendo sul polso destro (ma salvando il 16esimo gol! Willy: ti ho fottuto!). E' la mano che deve muovere i tasti, ed il polso ancora è dolorante proprio in quella posizione.
- fiato corto: ho una narice tappata, a causa del setto deviato (il pogo fa male, soprattuto se su Smell Like a Teen Spirit il vostro migliore amico vi scaraventa contro il gomito di un altro);
- stomaco acido: sembrerebbe non c'entrare, ma invece la gastrite di cui soffro corrode le vie respiratorie e rende più arduo il prendere fiato e suonare. Sulla sequela di rutti che inanello ogni volta appena inizio ad esercitarmi, preferisco soprassedere per decenza.


Ma non mollo. Fosse anche la cosa più idiota che ho deciso di fare in vita mia, ma non mollo questo strumento del Demonio.

Hue, inverno (gen) 2009

categoria:musica, tromba, anatomia
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La felicità è una pompa di GPL

scritto da HueGS il martedì, 02 dicembre 2008,13:30



:: "Il pieno per favore" ::

Questa la frase che ho pronunciato e sentito dire più spesso negli ultimi tre giorni di delirio autostradale per il nostro Comfort Tour in giro per l'Italia. Quando avevo deciso di soprannominare il nostro tour in tal modo ancora non sapevo neppure su che mezzo avremmo viaggiato: il riferimento era unicamente alla scomodità del percorso delle nostre due date live, con Vercelli per prima e Roma per seconda. Poi nulla più, solo il ritorno a Milano. Chi avrebbe potuto immaginare che in questo percorso avremmo fatto delle capatine anche ad Alessandria, sul lago Trasimeno e Carpi? E soprattutto, mai avremmo ipotizzato di passare parecchie ore con un pellegrino in viaggio verso la capitale, felice di trovare un passaggio sul magnifico Ducato Comfort a GPL sul quale abbiamo viaggiato in questi giorni assurdi e speciali.

:: è già notte ::

E' venerdì pomeriggio, ed in ufficio scambio mail ed sms con i miei tre sodali in Grey per gli ultimi dettagli di cosa portare e come, chi passa a prendere chi, a che ora, come fare per la strada ecc... Per le 18:00 in punto riesco incredibilmente ad essere pronto a casa, in attesa di Alberto che nel pomeriggio è andato a ritirare il potente mezzo a casa del buon Luca Xxxx, che molto gentilmente ha deciso di prestarci il Ducato con cui lavora e con cui in altre passate occasioni ha portato a spasso la band in cui suona, ossia i Pulp-Ito del nostro violinista Franz.
Quando alle 18:20 ancora non compare nessuno inizio già a preoccuparmi, ed immagino Alberto incastrato tra lamiere d'acciaio nel fosso dietro casa sua, ma grazie a Dio non è così: lui e Franz sono solo un po' in ritardo quando vedo spuntare un fascio di luce bianca dal fondo della stradina. Fatico a distinguere i contorni del mezzo, ma mi pare proprio come lo avevo immaginato, perfino proprio come l'ho disegnato: squadrato, bianco, grande, robusto, voncio come il pavimento di una balera dopo il veglione di capodanno. Bellissimo. Nostro, per tre giorni.
"C'è un problema", ci dice Alberto mentre lotta con la leva del cambio mentre partiamo. Io già penso ad un altro scherzo idiota, come quello giocatomi da lui oggi via sms, in cui diceva che nell'autoradio c'è un CD di Fabri Fibra incastrato e si può sentire solo quello.
"Questo coso beve come un bastardo. Da che sono partito è già andato giù un pallino".
I 'pallini' sono i led che sul cruscotto segnalano il livello del GPL nel serbatoio, e sono quattro, verdi brillanti come lucciole di montagna, ma altrettanto fugaci e fragili.
Io ancora non lo so, ma nel corso del viaggio i pallini calamiteranno la nostra attenzione spasmodica per lunghi, interminabili momenti. Per adesso però non ci preoccupiamo, siamo solo ancora in fase di rodaggio ed esplorazione, siamo appena partiti, siamo solo un po' timorosi. E siamo anche solo in tre, dobbiamo andare a prendere il Cris a Milano.

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categoria:musica, sparkle in grey
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Do Re Mi Fa Porc...

scritto da HueGS il martedì, 02 dicembre 2008,13:27

:: odio il FA ::

Tutti, da quando ho deciso di mettermi ad imparare uno strumento musicale, mi hanno messo in guardia da un terribile mostro in grado di spegnere qualsiasi entusiasmo creativo, una piaga del mondo della musica, capace di ridurre anche il più volenteroso dei neofiti chitarristi, pianisti, cantanti o trombettisti uno svogliato, stanco relitto.
Anche gente che non suona, ma lo ha fatto in passato, o appunto ha tentato di farlo, ricorda quel terribile orco con lo stesso fastidio col quale, rivangando nei ricordi dell'infanzia, noi tutti patiamo al rimembrare le violente cure delle punture o l'ansia delle interrogazioni.
Ecco, il Grande Mostro del Solfeggio, anche evocato, come minimo provoca smorfie disgustate, sebbene i più, con rammarico, ne ammettano poi l'indubbia utilità, scuotendo la testa e dicendo frasi del tipo "certo, alla fine poi è fondamentale, ma cheppalle..."

Date queste premesse, mi sono avvicinato alla prima lezione di solfeggio, propedeutica al mio tardivo studio della tromba, con un certo timore, pronto ad una vita di sacrifici in nome di ore da passare con lo sguardo fisso al pentagramma, il braccio teso e dondolante in robotica metronomicità, la bocca intenta ad inanellare sequenze infintie di DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI-ecc...


:: cacche di mosca ::

Forse però grazie ad un maestro di evidente bravura e apparentemente illimitata pazienza, i primi approcci verso il famigerato solfeggio sono andati molto meglio del previsto, tanto che mi sono sorpreso non proprio a divertirmi ma quantomeno a trarre gran soddisfazione dalla pratica del riconoscere e dare tempo alle note. Per ora non mi è stato chiesto di cantarle e quindi la difficoltà maggiore è quella di dar un nome a quelli che i jazzisti falconaresi chiamavano "cacche di mosca": mi riesce facilissimo il DO, nota di partenza che mi ispira una simpatia innata, forse dovuta al commento che anni fa fece un mio amico vero musicista ascoltando una delle mie tante composizioni elettroniche fatte a orecchio. Disse "Belli, mi piacciono i tuoi brani. Ma come mai sono tutti in DO?". La mia inebetita risposta fu uno stupìto "Ah", che non è una nota musicale, ma per quel che ne sapevo all'epoca poteva anche esserlo. Tempo dopo ricavai che, essendo il DO la nota di partenza anche nei software musicali, e dunque quella dalla quale sviluppavo poi le mie melodie, dovevo aver ignorantemente costruito i brani su tale rassicurante nota.
In contrapposizione ad esso, c'è per me il FA, la cui collocazione spesso mi sfugge, e che fatico a riconoscere. Non chiedetemi il perché, ne ho parlato con Carelli e mi ha riso infaccia. Un giorno capirò cos'ha il FA che non mi piace. Per ora non so neppure quale sia il suo suono.


:: 1977, l'anno del punk, dell'industrial e del solfeggio secondo Fermo Barbieri ::

Ora, dopo prime due settimane di pratica, festeggio quando inanello una sequenza di note riconosciute che va oltre le quattro unità. Non è stato facile, e soprattutto all'inizio Gaia rideva, ad un passo dall'esasperazione, mentre mi sentiva sussurrare "Do-o-o-o, Re-e-e-e, So-o-o-ol, Mi-i-i-i...NO! Mapporcatroia! Fa-a-a-a..." e via così. La mia natura pacata e tranquilla fa sì in effetti ch'io m'incazzi non poco ogni volta che sbaglio una nota, la quale viene dunque sostituita da una subitanea e poco elegante imprecazione.

Certo non sconfiggerò il Mostro del Solfeggio ad insulti, quindi mi applico in ogni momento libero, dal prima di andare a dormire fino ai transiti in aereo, dove - libercolo alla mano - nomino in silenzio le mie sette note. Mi sentirei un po' sciocco, e soprattutto molto bizzarro, ma, come un angelo mandato a rassicurarmi, proprio una settimana fa ho visto sul metro un tizio che non avrà avuto neppure un anno meno di me: con una mano restava aggrappato al viscido palo di metallo e con l'altra reggeva il mitico Barbieri, con i suoi Solfeggi Cantati e Parlati, alla ristampa numero 3462. Avrei voluto abbracciarlo. Anche lui a trent'anni passati schiavo dei primi passi sul pentagramma, sullo stesso manuale mio.

Chiudo dicendo che una delle cose che più mi sconvolge di tale libercolo è, oltre al fatto di essere credo identico dai tempi della sua prima edizione, la notizia che sia stato scritto nel 1977, anno indicato (con approssimazione, ma ormai è diciamo lo standard) per la nascita del punk e, per quel che più interessa a me, anche della musica industriale, con la pubblicazione del primi LP dei Throbbing Gristle.
God save Fermo Barbieri.

Hue, 23 ottobre 2008

categoria:musica, tromba, solfeggio
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Forse la tromba non è per tutti

scritto da HueGS il martedì, 30 settembre 2008,15:39
(Bardonecchia, 25/09/08)

:: gli esami nella vita non finiscono mai ::

pianoProseguo con la semplice trascrizione di una mail mandata al nostro caro violinista Franz il racconto della mia avventura come musicista neofita. Ho deciso di iscrivermi ad una Scuola di Musica Seria, con tutte le maiuscole a posto, la stessa nella quale hanno studiato due dei miei sodali negli Sparkle in Grey, ossia Alberto Carozzi e Franz Krostopovic. Il terzo, Cristiano Lupo, ha invece appreso l'arte delle sette note tramite le videocassette di Red Ronnie con Francesco Mussida. Visto come si mettono le cose quando ci si avvicina alla rocca sacra del Conservatorio, a volte penso che se tra le vecchie VHS di Red Ronnie ci fosse anche il corso "Tromba per tutti", mi affiderei a quello.
La lettera risale ormai a due settimane fa, e nel frattempo altre cose sono accadute, ma le racconto in fondo, per non perdere la suspance.


:: mail da Hue a Franz ::

Ciao Franz.

ieri ho cercato la tua confortante presenza tra i saloni della scuola di musica, ma da nessuno dei tanti antri dagli alti soffitti ho scorto il tuo archetto muoversi frenetico e stridente. Peccato, mi avresti visto in uno stato divertente.
Il colloquio con il Maestro Carelli. è stato un pezzo da novanta nella mia biografia di sfigato. Arrivo con la mezz'ora di anticipo tipica degli ansiosi, e lui, come sempre gentilissimo, mi invita a sedermi e ad assistere alla conclusione della lezione che sta tenendo con un ragazzo che ha tutta l'aria di non essere più un neofita da tempo. Io apprezzo l'ospitalità, noto che il tizio è - come tutti gli altri 'ottoni' che ho conosciuto qui finora - aperto e simpatico, ed osservo Carelli paziente come un bonzo tibetano mentre il poveraccio commette gli stessi errori 3, 4, 5, 20 volte di fila, allontanando da sé l'umido bocchino per sussurrare "Minchia non ce la farò mai". Già mi sento solidale con lui, già Carelli acquista altri punti.

Finita la lezione, il mio agognato futuro maestro mi si avvicina, mi chiede di ripetere il mio nome, ed inizia una serie di domande le cui risposte, lo vedo con certezza, provocano in lui un senso crescente di preoccupazione.

"Sai suonare qualcosa?"
"No"
"Sai cantare"
"...insomma, un po'..."
"Sei intonato?"
"Non saprei, forse sì..."
"Hai almeno un po' di orecchio"
"Mah, credo di sì, in fondo suon... cioé... faccio musica... non proprio io... con altri... dal '94... con il computer però..."
"Vieni con me."

Si dirige al pianoforte, un po' ingobbito e con la sua andatura dondolante (altro fattore che me lo rende simpatico, alla faccia di chi mi diceva che per suonare gli ottoni 'ci vuole portamento'), e preme uno dei tasti.
"Canta." mi dice.
"..."
"Dài, canta questa nota. Laaaaa. "
"..............aaa"
"No, aspetta, questa", e preme di nuovo il tasto.
Così per un po' di volte, al che, al quinto tentativo, passa all'esercizio di livello più basso, dicendo che "fa niente, proviamo a vedere se riesci a distinguere le intonazioni delle note".
Qui è più facile, devo solo dire se una nota è più grave o più acuta. Mi torna in mente quando siamo al Silos, ed io vi rompo il cazzo dicendo "Prova a fare una nota più bassa, meno stridente", giocando a fare il produttore.
Nel bel mezzo della prova però arriva un altro tizio, infinitamente meno simpatico di Carelli, un pianista, e ci scaccia da lì perché una sua allieva necessita dei tasti bianchi e neri più di noi.
Sbaracchiamo (lui nota che ho già comprato la tromba, che non mi sono neppure sognato di estrarre dalla custodia) ed andiamo giù, in quella che è la vera stanza adibita allo studio degli ottoni, dove il Maestro mi fa un discorso il cui sunto è: "L'intonazione, per suonare la tromba, è tutto. Tu l'intonazione non sai neppure cosa sia. Faresti fatica anche con il pianoforte, ma se vuoi suonare la tromba saranno dei cazzi che neppure ti immagini. Hai presente cantare? Ecco, dovresti farlo, tipo - che so - "Yesterday, all my trouble seem so far away...", hai presente?"
Carelli, che è un signore e soprattutto è un pezzo di pane, mi dice queste cose con parole molto meno dure, e lascia perfino uno spiraglio alla mia possibile ammissione alla scuola, quando mi chiede in che giorno ed ora eventualmente potrei venire al corso.

xtc

Il colloquio è finito, arriva l'allievo dell'ora seguente, stringo la mano al Maestro e lui mi dice che ci rivedremo per l'esame vero, con il Direttore della scuola "che probabilmente sa meglio cosa è meglio che io faccia, oltre al corso base", il 19 settembre. Sarà un giorno da campioni. E da campione, io ho nove giorni per prepararmi.
Non amo abbastanza i Beatles da conoscere i loro brani a memoria, così stamattina il viaggio in macchina è andato via a botte di Placebo cantati con passione. La vera canzone che però intono da ieri sera è degli XTC, è "Beating of Hearts", ed è un capolavoro inarrivabile.

Che faccio, venerdì prossimo la canto al Direttore della Scuola?

Louder than screaming war lords.

Hue, 11 settembre 2008
categoria:musica, tromba
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Sangue sudore e cinarotto: Tagofest 4!

scritto da HueGS il lunedì, 21 luglio 2008,13:39


38. Sparkle in Grey - Tagofest @ Marina di Massa, 2008

Tagofest 2008 - vd. anche qui


:: commosso ::

rissa

Decisamente brillo, dopo una cena solitaria consumata in un ristorante che adoro, guido per i boschi accompagnato da Red and Black di Bob Corn. Dire che sto bene è poco, ed è anche sbagliato a dirla tutta, dato che ho ancora le orecchie a mezzo servizio, un rincoglionimento pauroso da mancanzadi sonno, la voce azzerata e un principio di cimurro (no, forse quello no).
Fatto sta che questa canzone mi sembra la più bella del mondo, almeno qui, almeno in questo momento, sarà che il Tizio che la canta l'ho visto due sere fa. Sarà che ci ho parlato a lungo. Sarà che è un amico, sarà che faremo anche dei brani assieme, che ce lo siamo promesso da tempo, sarà che è fottutamente simpatico, ma di certo il fatto è che assieme ad altri Eroi (eh sì cazzo, questi sono fottuti Eroi) contribuisce ad organizzare il Tagofest, l'unico vero immenso festival di musica di ogni genere o quasi che si svolge a Marina di Massa, una volta all'anno.
Sugli altri compari che lo aiutano in questa impresa tornerò dopo, per ora Tizio, o Tiziano Sgarbi, o Bob Corn, mi serve come incipit, giusto perché è lui che sto ascoltanto mentre guido pieno di Chardonnay e gorgonzola sulle strade di Laterina, provincia di Arezzo, dove mi sto ritirando per qualche cupo giorno dopo essere stato al Tagofest.



_Venerdì_


:: immancabile ::

staff del tagomagoQuest'anno il Tagofest sì è appunto aperto con il concerto di Bob Corn and the Outsiders, cui ho assistito in prima fila dopo un viaggio andato liscio come l'olio: partenza sudatissima da Bernareggio alle ore 10:00, transito a mani sudate sulla Cisa e arrivo sudato a Lido di Camaiore per le 13:00 in punto, come accordato con Gabriele, generoso e gentile cognato della mia ragazza Gaia, che mi ospiterà in questi tre giorni di festival. Sono particolarmente fortunato in questo, dato che parecchi dei miei compari non sono riusciti a trovare pernottamenti a prezzi ragionevoli: la versilia in luglio è una brutta bestia. Fa strano in effetti che un festival come questo abbia luogo su una riviera conosciuta per essere chic e fighetta sin dagli anni '50. La domanda "che cazzo ci facciamo qui" in effetti sorgerà più volte spontanea nelle rare occasioni in  cui incroceremo l'elegante e snob fauna turistica locale. La fortuna è che il locale dove il tutto ha luogo, il Tagomago (memorie di Can nel nome...) è gestito da uno dei pochi santi che oltre ad avere in mano una sorta di discoteca è anche amante della buona musica, dai Nomeansno ai Parenthetical Girls. Che Dio ti benedica, Stefano!

Onga is GodBe', siamo al mare: a 'sto punto vado a nuotare un poco per distendermi, ma la cosa funziona a metà, dato che le onde sono alte e mi sbatacchiano come un pinguino obeso. Torno a riva, mi asciugo, vado a casa e poi decido di tornare a (tentare di) dormire. Al sole.
Dopo un bagno di sudore che neanche nell'hammam di Tunisi con Craxi non ne posso più e per evitare un principio di svenimento mi lavo e decido di raggiungere il Tago,
intimorito anche dall'idea di non trovare ancora nessuno dei miei amici. Gli altri Sparkle in Grey, con cui suonerò domani, partiranno domattina; tutti gli amici del giro 'Meerkat' anche, quindi temo stolidamente di sentirmi un po' solo.
Niente di più idiota. Come varco la soglia frondosa del Tagomago vengo accolto dal buon Onga, tuttofare organizzatore dei banchetti, DJ, discografico, uomo illustre. Due passi dopo, ecco Claudio Rocchetti e la sua ragazza Tania: li ho visti l'ultima volta solo una settimana fa a Ravenna per il festival della Palude, se non li gli volessi un gran bene quasi li avrei a noia. Poi vedo Brunone Dorella/Bar la Muerte e Gianmaria Aprile/Fratto9UnderTheSky, Roberto dei R.U.N.I e gli altri fonici, già impegnati con cavi e manopole. Sono loro gli altri Eroi di questo festival.


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Non sono le zanzare a ronzare nella palude questa sera

scritto da HueGS il mercoledì, 16 luglio 2008,09:50

37. Sparkle in Grey - Festivfal della Palude @ Lugo di Romagna, 28/06/08

Sparkle in Grey / Harshcore / Madame P / Occhiodifiga / Claudio Rocchetti / Xtravagance Core - Live @ Festival della Palude 2008


:: più forti di loro ::

semaforoE' stato solo ad un certo punto della notte di sabato, credo fosse già l'una, che qualcuno si è reso conto che non s'era vista una zanzara. Considerazione interessante di un fenomeno bizzarro, dato che siamo a fine giugno, fa un caldo della madonna e siamo nella zona industriale di una delle aree d'Italia più umide e afose. Come cazzo è possibile che non veniamo masticati in contunuo dai maledetti insetti? L'unica spiegazione che riusciamo a trovare è che perfino i nostri piccoli ronzanti nemici, questa notte, hanno deciso di tenersi alla larga dal Lughé, il centro sociale che questa sera vede sul palco vari sperimentatori dall'elettronica al noise industriale. Forse tutti i ronzii, sibili, rantoli, bisbigli e ritmi hanno tenuto lontane anche le zanzare da questa Palude. E' il nostro di festival, non il loro.


:: finalmente di nuovo in viaggio ::

palustre releasesEra dalla mitica trasferta a Chioggia e poi a Graz che i nostri servigi musicali non venivano richiesti lontano, cosa che mette sempre una strana creativa energia addosso e spinge a sacrifici inimmaginabili. Così è da alcune settimane che prepariamo un live set degno dei 350 Km che ci separano da Lugo di Romagna, cittadina nei pressi di Ravenna, in piena Romagna mia, forse non tanto in fiore ma certo vivace artisticamente grazie alla presenza di personaggi quali Aldo Becca, Andrea Lepri e Michele Mazzani, rispettivamente Presidente, Vice-Presidente e Tutto-Fare-Agitatore-Sculturale-Sbleeeeee di Palustre Records, etichetta musicale attiva da pochi anni ma con già un suo piccolo ma accanito folle seguito. Merito forse delle particolarissime confezioni partorite dai suddetti, ma anche delle svariatissime proposte musicali che vanno dal noise più sghembo al cantaurorato più fine (vd. in proposito questa intervista).
Tra le altre cose, i tre hanno messo in piedi appunto questo festival in due serate, con proposte musicali delle più strambe, tanto che noi finiamo per essere quelli più convenzionali, (qui Burzum sembrerebbe Eros Ramazzotti).

Partiamo dunque da casa mia alle 11:00 con due auto, che vedono sulla fiammante Palio da amministratore di condominio il buon Alberto alla guida, sua moglie Milena accanto e il buon Franz steso sul sedile posteriore alle prese con telefonate ed attacchi di sonno. Ha la faccia di uno che arriva dal funerale del fratello, ma solo all'autogrill svelerà a me e Cris, sull'altra macchina, cosa ha reso il suo umore tanto raggiante.

segue >>>

La tromba va praticata poco e spesso

scritto da HueGS il mercoledì, 16 luglio 2008,09:46

36. La dura vita del musicista, pt. II, 22/06/08

:: tromba sotto il sole ::

tromba "La tromba va praticata poco e spesso", questo lo slogan che campeggia in grassetto a chiusura di uno dei capitolo di un ottimo fascicolo destinato a chi voglia diventare un trombettista da autodidatta. Pochi minuti fa me ne stavo nel giardino della casa dei miei (loro sono in vancanza, i fortunati!), sotto il sole, beato e sudato, a leggere attentamente codesto breve libro e stavo per mandare un messaggio al mio solito amico Ago, per dirgli che a pagina 11 una frase ricorda che gli esercizi di respirazione appena illustrati prendono spunto dalle tecniche orientali dello Yoga.
Per fortuna ma una gustosa surrealtà è pronta a balzare fuori dietro molte affermazioni: "[...] immaginate di voler sputare lontano un chicco di riso o un residuo di cibo. Il suono dovrebbe risultare bello, metallico e forte, (tipo clacson)."
Ecco, l'idea di imparare ad emettere un suono bello come un clacson già mi sorride parecchio, tanto che la voglia di iniziare ad impratichirmi mi sale di continuo. Peccato che sia difficile trovare tempi e luoghi adatti (a questo proposito un anneddoto: pare che il glorioso Stefano 'Theta' Golfari, di Tasaday e Kontakte, fosse solito andare di notte nel Parco del Curone, nei boschi, per allenarsi!). Oggi avevo proposto a Gaia lasciarmi provare chiuso nel bagno della taverna dei miei, luogo quasi isolato dal resto della casa, ma il suo suggerimento è stato invece "perché non vai all'aperto, nei campi?" (tempo fa feci l'errore di parlarle del Metodo Golfari). Be'... oggi è una di quelle giornate incredibilmente afose, di quelle in cui con chiunque parli ti pare di avergli fatto qualcosa di male per l'evidente insofferenza che genera il solo dover aprire la bocca, allora mi sono immaginato solo, in mezzo a un campo incolto, sotto il sole, alle tre di pomeriggio, a trenacinque gradi, nel tentativo di gonfiare i polmoni fino a svenire (probabilmente dopo dieci secondi).
Alla fine, appunto, ho optato per la teoria e non la pratica, così eccomi qui a leggere il libro.



:: quattro anni di pratica per imparare Jingle Bells? ::

Quanto emerge da questo mio primo approccio è piuttosto disarmante: tutti mi avevano messo in guardia sulla difficoltà dello strumento ("vedi, per lo meno con il piano e la chitarra basta toccare corde e tasti ed un suono esce, con la tromba invece..."), ma a leggere qui mi tremano le gambe, anzi, le labbra. L'unico mio conforto deriva dal fatto che leggere lo spartito di Jingle Bells mi pare piuttosto semplice. Forse dopo quattro anni di studio la saprò anche suonare.

C'è una cosa comunque cui l'autore non fa cenno: l'imbarazzo. Tutti sappiamo che Miles Davis e Louis Armstrong facevano delle buffe facce mentre suonavano, ma ci siamo abituati. Ora l'idea di essere io a dover fare le boccacce per ore un po' mi spaventa. Se poi guardo le foto del libro non posso che fare tanto di cappello al poveraccio che si è prestato come modello: si tratta di un giovine sui venticinque, capello ingellato, barba appena fatta (esistono teorie anche su "meglio radersi sempre prima di suonare", giuro!), folte sopraciglia, sguardo nel vuoto e - appunto - bocca atteggiata nelle più improbabili posizioni. Corredano il tutto un orecchino da indio ribelle e un tendaggio sullo sfondo degno di una balera paraguaiana.
Lui è il mio modello. Da oggi lo chiamerò Raul. Io sarò come lui un giorno. Devo solo trovare quell'orecchino.

Hue, 22 giugno 2008

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Tromba!

scritto da HueGS il mercoledì, 18 giugno 2008,17:48
35. From a letter to Ago, 18/04/08
   
(Mini racconto epistolare)

:: voglia di tromba ::

Quanto segue è il contenuto di due email che io ed Agostino Brambilla ci siamo scambiati tempo fa a seguito della sua domanda sul perché mi fosse 'venuta voglia di analogicità', quando gli ho confessato di aver comprato un tromba e di voler fare di tutto (sostanzialmente iscrivermi alla Scuola di Musica di Balgiana) per imparare a cavarne delle melodie.

Alla fine si divaga, e si torna un po' tra i ricordi spesso inevitabile tra noi...


:: mail da Hue ad Ago ::

La voglia di tromba (accidenti al nome di quello strumento, non ne posso più di doppi sensi!) e di anal-ogico mi è venuta da un po', causa soprattutto l'ascolto di un disco superbo, che ti consiglio:
http://www.sands-zine.com/recensioni.php?IDrec=1115

radio hinterland studioPerò la cosa è legata pure al fatto che per i problemi a schiena e stomaco tutti mi rompevano il cazzo con "è una questione di respirazione, fai yoga". Io pur di non fare yoga avrei dato il culo, ma
poiché la sodomia non prometteva di risolvere i problemi di stomaco (forse quelli di schiena sì), mi son detto "cogliamo due piccioni con una fava", ed ho pensato che, alla veneranda età di 34 anni potevo tentare di rovinarmi la vita cercando di imparare uno strumento a fiato.
La tromba mi sembrava quello perfetto, e peraltro ne adoro il suono. E' anche piuttosto facile da trasportare e bella da vedere. Poi non evoca le colonne sonore dei porno come invece il sax.

Chiunque sappia suonare mi ha messo in guardia sulle difficoltà, ma era un po' come quando i genitori di Marco  cercavano di dissuaderlo dall'iscriversi al corso di deltaplano per optare invece per il meno pericoloso golf.
Ora lui vola come un uccello (cazzo, ma si potrà scrivere di 'ste cose senza incappare in doppi sensi?), chissà che io nel 2012 non sappia emetter qualche suono decente da quello splendido contorto insieme di tubicini dorati.

Per ora tutto quello che è sortito dalle mie timide prove sono dei barriti degni di un elefante che prende consapevolezza di essere parte di una specie in estinzione. Particolarmente notevole la reazione della mia amata, che al terzo barrito di ieri mattina mi ha invitato gentilmente a riporre il pericoloso strumento: "Dài, adesso mettilo via".

Secondo Franz, il violinista degli Sparkle in Grey, sono solo all'inizio di una china discendente che mi porterà alla solitudine più assoluta. Ha sentenziato "Vedrai, diventerà come una ragazza. E finirai per lucidarla tutte le volte che la usi. Poi arriverai a parlarci".

marco van bastenAlberto invece mi ha detto "Bene, e mo' son cazzi tuoi". Lui conosce bene le mie capacità musicali da solfeggio et similia: in alcuni brani degli Sparkle in Grey dal vivo io devo contare "4" e poi fare uno stacco ritmico col PC, e
sono un disastro tale che Alberto mi guarda e fa' un saltino tipo Van Basten prima dei rigori per farmi capire quando siamo arrivati a quattro, mentre io mi osservo le dita pensoso come un orango in gabbia.

Ovviamente è stata grandiosa la reazione del Cris "Bravo, e ora stordiscili tutti". Lui è il mio autodidatta mito per eccellenza, quindi penso sempre che se è riuscito ad imparare la chitarra con le videocassette di Mussida a cura di Red Ronnie, posso farlo pure io, magari con YouTube (i tempi sono cambiati).

Poi, caro amico, posso confessarti una cosa, che ci riporta al gran vecchio Marco, "il banchiere dei Norm", come alcuni lo ricordano in veste di musicista. Con la tromba un bel giorno spero di imparare a fare "Hopcem", il mitico primo brano di Everworst, che Marco produsse non si sa come, e che per me resta uno dei capolavori in musica di sempre.

tromba bach tr 500
Anzi, già che ci siamo aggiungo una cosa: sai che abbiamo iniziato seriamente a provare "Boys Vomit" per poi farla dal vivo? è praticamente come la facemmo coi Norm nel 2000/2002, ma con una seconda chitarra di Alberto che la rende ancora più malinconica (roba da ammazzarsi, ovvio). In accordo anche con lui ed il Cris (per ora Franz non ci ha ancora messo mano), vorremmo poi registrarla per il prossimo disco (credo nel 2009) con anche il tuo aiuto. Per adesso uso il giro di basso che registrammo a casa mia nel 2000, in loop, ma sarebbe meglio che lo risuonassi tu.

Ok, ora direi che ho finito. Perdona questa lunga lettera, oggi ero in vena di proiezioni future e ricordi (strano, eh?)... mi è anche riuscita bene, potrei quasi metterla (in parte) sul blog di Grey Sparkle quando ho tempo...

Un caro saluto, vai con le macchinette,

Hue

segue la risposta del buon Ago:

Fantastico!!!!!!!!!!!!!!

Comunque chiunque ti abbia rotto i santissimi con questa merdata della respirazione e dello Yoga per risolvere i problemi (di schiena non so, ma certamente di stomaco no di sicuro) digli che se non gli sono bastati i tuoi insulti (magari non detti ma certamente pensati) chiedano pure parere a me che gli chiarirò il concetto a furia di bestemmie!!!!!!!!!!!!!

Secondo me fa venire l’ulcera molto di più tentare di essere rilassato contro natura che essere sempre una corda di violino, se quello è il proprio destino.
Anzi, quello che fa venire l’ulcera a quelli come noi sono quelli che risolvono i problemi con lo Yoga di sti cazzi!!!!!!!!!!!!!

Io resto sempre del partito dei sempre in tensione, perché la volta che non sarò più tale, sarò morto.
Comunque complimenti per la sfida: lodevole.

Spero che non finisca proprio come dice il tuo violinista, altrimenti l’ultimo passo rischia di diventare il volerla rinchiudere nella sua bella custodia sotto un metro di altri oggetti in disuso per liberarsi di un fardello opprimente, stimolando la riflessione su chi cavolo’abbia fatto fare di imbarcarsi in tale avventura…

Allora non vedo l’ora di sentire qualche risultato interessante!!!!!!!!!!!!!

AVE. AGO.

Hue, 18 redatta il giugno 2008
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